Un fenomeno comune alla società e alla politica odierna è quello della polarizzazione. Qualsiasi sia l’argomento trattato, economico, politico o sociale, si tendono a formare due schieramenti opposti di pensiero, non inclini a compromessi e non propensi ad alcun dibattito costruttivo in merito.

L’eccesso di polarizzazione del pensiero ha portato negli ultimi giorni a una nuova ondata di revisionismo storico. Attenzione però, stavolta non parliamo di Hitler che bruciava i libri che veicolavano idee contro il regime e l’ideologia nazista e neppure di Stalin, descritto come il liberatore degli ebrei ad Auschwitz ma in realtà fautore di un genocidio contro di essi, la cui portata è comparabile a quella dell’efferato eccidio nazista.

Stavolta il revisionismo storico trova il suo pretesto nelle sacrosante manifestazioni con cui la popolazione statunitense rivendica pari diritti per neri e bianchi e un eguale trattamento per tutte le minoranze etniche, religiose o di qualsivoglia genere che hanno portato sparuti gruppi a chiedere la rimozione di statue storiche quali quella di Cristoforo Colombo.

Avviene troppo spesso che oggigiorno, i nobili ideali di manifestanti e intellettuali passino in secondo piano rispetto all’ipocrisia dilagante di alcuni paladini del pensiero “giusto”. Ed ecco allora che si inneggia alla rimozione della statua di Indro Montanelli, alla revisione di un capolavoro cinematografico come “Via col Vento”, alla condanna di Winston Churchill.

Ciò che sfugge è che la storia non dovrebbe essere né di destra né di sinistra. La storia è un insieme di fatti ed eventi i cui protagonisti possono essere valutati positivamente o negativamente ma mai rinnegati.

I valori cambiano nel tempo e le società rivendicano a sé importanti e imprescindibili diritti. La storia però ci insegna che i fatti devono essere valutati non con le “lenti” moderne bensì riflettendo sui costumi e sull’ideologia dominante ai tempi in cui si svolgevano.

Direste mai alla Galleria degli Uffizi o al Louvres di bruciare molti capolavori finanziati dalla Chiesa con i proventi ottenuti dalle Crociate e dalle indulgenze?

Vietereste la visione dei centinaia di film solo in quanto prodotti e finanziati da Harvey Weinstein?

Proporreste di rimuovere il nome di JFK da strutture simboliche quali lo Space Center solo perché negli anni 60’ Kennedy dichiarava pubblicamente che la postazione più adatta per le donne era la casa, attuando quindi una conservazione del maschilismo all’interno della società occidentale?

E che cosa dire della buona parte di opere pubbliche di valenza storica costruite col sangue e il sudore di intere generazioni di schiavi di tutte le età?

Un altro errore comune compiuto nell’età moderna è trattare nello stesso modo la personalità umana e quella storica di un personaggio.

Dibattere di Churchill come “persona” è sacrosanto e doveroso. Tuttavia, mettere in dubbio la sua statura politica è un grande errore: senza Winston Churchill e la resilienza dell’Inghilterra, l’Europa non sarebbe come la conosciamo e Hitler avrebbe espanso la sua influenza in Europa mietendo vittime e ampliando la diffusione della folle ideologia nazista.

Pier Paolo Pasolini era un grande poeta, scrittore e regista italiano. Parimenti, è stato accusato di gesti ignobili. Potremo per sempre discutere la sua moralità ma mai dovremmo porre in dubbio la sua statura letteraria e cinematografica.

Malcolm X intervenne favorevolmente dopo l’omicidio di JFK ma rimane comunque un’icona molto importante nella rivendicazione di pari diritti da parte della gente nera negli Usa e nel Mondo.

Tutti dovremmo ambire ad un mondo senza scene come l’uccisione di George Floyd e in cui la parità di diritti e trattamento sia garantita a prescindere dall’etnia, la religione, la sessualità. Ma per favore non oscuriamo il passato solo in virtù di nuovi paradigmi. La storia non merita revisioni. Ogni personaggio storico può essere inquadrato sotto molteplici prospettive ma mai dovrebbe essere cancellato dalla storia, tanto nella buona quanto nella cattiva sorte. Se ciò avvenisse, probabilmente nessuna storia più rimarrebbe, neanche quella dei nostri tempi, magari un giorno visti come profondamente retrogradi dai paradigmi della società del futuro.

CARLO GIANNONE

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