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L’Italia presenta la percentuale di NEET più alta in Europa. Ma chi sono i NEET e perché in Italia sono così tanti?
L’acronimo sta per ‘Not in Employment, Education or Training’, e va ad indicare i giovani che non studiano, non lavorano e non fanno formazione nell’età compresa tra i 15 e i 29 anni. Il tradizionale assistenzialismo che ha caratterizzato le politiche del lavoro nel nostro paese e gli scarsi investimenti in capitale umano, rappresentano le principali motivazioni dei dati mostrati dall’Eurostat. Nel 2020 più del 25% dei giovani Italiani è considerato NEET, dato che differisce di molto da alcuni paesi del nord Europa come Svezia e Germania che presentano percentuali al di sotto dei 10 punti sul totale dei giovani. Questi paesi sono stati in grado nel corso degli ultimi due decenni dello scorso secolo di adattare le proprie politiche al contesto storico di riferimento, effettuando degli interventi volti a ribilanciare e a ridefinire i potenziali rischi verso cui i giovani andavano in contro.
In Italia, come spesso capita, ci siamo svegliati tardi, ma il piano NEET messo in campo dal ministro per le Politiche giovanili, getta dei buoni propositi per ridurre il gap presente con gli altri paesi Europei. L’obiettivo è quello di attivare i giovani partendo da un approccio metodologico definito dal dipartimento per le politiche giovanili ed attuarlo attraverso una stretta collaborazione con gli attori presenti nel territorio. Le esperienze estere, ma anche alcune realtà italiane, ci mostrano come solo un’efficiente rete di azione territoriale permette di intercettare i destinatari delle politiche di attivazione messe in campo. Il potenziamento della sussidiarietà amministrativa tuttavia, trascina con sé tutti i possibili rischi legati alle diversità territoriali presenti nel nostro paese, come abbiamo avuto modo di vedere nel settore della sanità negli ultimi vent’anni.
Le fasi di emersione, ingaggio ed attivazione dei soggetti NEET devono essere supportate da adeguati strumenti operativi. Il piano denominato “NEET WORKING” prevede il rafforzamento del programma Garanzia Giovani e del servizio civile universale, l’apertura di sportelli dedicati ai giovani nei centri dell’impiego e la diffusione della piattaforma denominata “Giovani2030”, che ha l’obiettivo di veicolare i progetti, le iniziative e gli eventi per i giovani, concentrandole in un unico canale.
Un ruolo chiave è certamente rivestito dalla campagna comunicativa messa in atto dal ministero. Per far sì che essa risulti efficace, serve attuare iniziative non solo volte ad intercettare sul web i giovani, ma che riescano ad avvicinarli fisicamente agli strumenti operativi a disposizione. Lo spazio fisico deve inevitabilmente riuscire a colmare il gap lasciato dalla “web-policy”, cogliendo le vulnerabilità del territorio, le esigenze e le diversità dei destinatari.
Staremo a vedere, ma cari “giovani”… diamoci da fare!

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