Un rebus. Non uno di quelli semplici. E più passano i giorni, e più complicato diventa riuscire a trovare una soluzione. Possono accadere due cose per chi gioca: risolvere l’enigma o bloccarsi. In quest’ultimo caso ci si incarta, perché non si trova la strada giusta per farcela ed andare avanti. Dunque tenti, ritenti e ritenti ancora, nella speranza di trovare una soluzione. Ci possono volere giorni prima di trovarla. Puoi farti dare una mano da qualcuno per sbloccare il gioco. Ma attento a chi lo chiedi!

È il bello della partita del Quirinale, storicamente assai complicata. Abbiamo solo una certezza, che ha un proprio nome e un cognome. Si chiama articolo 84 della Costituzione: cittadino italiano, 50 anni, deve godere dei diritti civili e politici, incompatibilità con qualsiasi altra carica. Per il resto è tutto lasciato nelle mani dei giocatori.

Livello 1: “Dimmi da dove vieni”

Non credo alla storia del “troviamo un nome comune che piaccia a tutti quanti”. Si, è vero, ci troviamo in un periodo difficile che dovrebbe imporre ai partiti di essere uniti. Ma la nomina del Capo dello Stato farà comunque scontento qualcuno. E non credo nemmeno alla storia del “troviamo un nome superpartes”. È vero, anche qui, che il futuro Presidente della Repubblica, se vorrà svolgere questo ruolo, dovrà “spogliarsi” delle sue appartenenze politiche per poter giocare da arbitro i prossimi 7 anni. Ma se guardiamo alla storia tutti provengono da un partito. Da Luigi Einaudi, a Saragat, da Pertini a Scalfaro, da Napolitano a Mattarella. Eccetto uno: Carlo Azeglio Campi, un tecnico, eletto PdR con un’ampia maggioranza. Ecco, il modello Ciampi è un modello che secondo alcuni (forse soltanto per i giornali in realtà) potrebbe ripetersi nuovamente per questa elezione. Questa volta però con il nome di Mario Draghi.

Livello 2: “Attenti ai draghetti”

Quella di Draghi al Quirinale la riterrei una mossa sbagliata per diversi motivi: il Parlamento è sempre riuscito a trovare un Presidente della Repubblica, un garante, un mediatore tra le parti, ma con difficoltà in questi ultimi 20 anni abbiamo avuto buoni Presidenti del Consiglio che sapessero “fare”, che sapessero gestire il Paese da Chigi. Ora che lo abbiamo non dovremmo privarcene. Se si mandasse Draghi al Quirinale bisognerebbe trovare un sostituto. Chi sarebbe quest’altra figura che riuscirebbe a trovare una maggioranza in Parlamento? Vedo il vuoto attorno ai partiti. E l’unica via d’uscita sarebbe quella delle elezioni anticipate, che vuole soltanto la Meloni per capitalizzare tutto il consenso che ha racimolato in questi anni. Non penso affatto che gli altri partiti siano pronti ad andare alle urne, soprattutto in seguito al referendum sulla riduzione del numero dei parlamentari: in caso di voto anticipato, alcuni partiti, in particolare il M5s, perderebbero un gran numero di parlamentari, e così verrebbe meno anche il proprio peso in Parlamento.

Livello 3: “Un po’ di silenzio, per favore”

I partiti solitamente propongono i loro nomi. Raramente assistiamo al processo inverso, cioè a nomi che si fanno avanti da soli (o magari questo avviene nelle segrete stanze). Eppure nel 2022 accade qualcosa di insolito. Berlusconi, sul suo nome, ha aperto una campagna elettorale a tutti gli effetti. Una mossa che non lo aiuterà. Solitamente la figura del PdR scelta è un nome che non esce tra le righe, mite, istituzionale. In questi giorni Libero è uscito con un articolo in cui parlava di un Pierferdinando Casini che si stava immedesimando nel ruolo di PdR in quanto “scomparso dalle tv e risponde a stento ai messaggi”. L’opposto della partita che si sta giocando Berlusconi. Per questo motivo non credo nella sua discesa in campo. La sua sembra più una operazione di marketing, una operazione per cercare di riposizionarsi all’interno dello scacchiere politico, una operazione che serve per far parlare di sé. Niente di più. E sotto questo punto di vista possiamo dire con certezza che ha già vinto la partita: tutti parlano di lui.

Livello 4: “No woman, no cry”

“Una donna al Quirinale”. Quanto ne abbiamo sentito parlare in questi mesi? Un’opzione che senza dubbio mi piacerebbe tanto. Dico di più: me lo auguro! Ma quello che noto è che si fanno soltanto ragionamenti a priori sul genere. Dire “una donna al Quirinale” non ha assolutamente senso. Come non avrebbe assolutamente senso dire “un uomo al Quirinale” (pur non avendo mai sentito questa espressione, e la cosa dovrebbe far riflettere). Allora, cerchiamo di fare un ragionamento diverso, cerchiamo di fare un ragionamento che ponga l’attenzione sulle qualità, sulle esperienze, sui ruoli istituzionali avuti in precedenza. Ecco, se si ragiona così allora possiamo affermare che nel nostro Paese ci sono tante, tantissime donne che hanno le giuste competenze per ricoprire il ruolo di Capo dello Stato. Ma dai partiti non noto nessuna riflessione di questo tipo.

Livello 5: ” Sai cosa lasci ma non sai cosa trovi”

Il futuro PdR dovrà gestire una Italia afflitta ancora dall’emergenza pandemica, e dunque anche dall’emergenza economica. Dovrà rassicurare l’Europa: l’Italia non potrà perdere il treno del Next Generation Ue. Per adesso sembra che i partiti stiano parlando poco per trovare una figura degna di ricoprire quel ruolo. E più si va avanti in questa situazione di incertezza, più il rebus si fa complicato. E più aumentano le probabilità per un Mattarella bis.

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