Le parole del Presidente Mattarella a Ventotene rappresentano un faro in un mare completamente in burrasca.
Con la sua solita semplicità e chiarezza punta a far notare come l’Unione Europea, oggi, non è all’altezza del suo ruolo storico e dei valori morali e culturali che dovrebbe rappresentare.

La crisi afghana da giorni rimbalza nelle più importanti testate giornalistiche ed è anche entrata a far parte delle nostre conversazioni quotidiane, soprattutto per la paura di ripiombare in una spirale terroristica già nota. Molto interessante risulta essere ciò che è “sotto le righe” dell’estratto del discorso del Presidente Sergio Mattarella.

Oggi, i confini europei sono percorsi da oltre mille km di recinzioni, tra muri, filo spinato e super tecnologie di protezione.

Quando si pensa “ai muri” la memoria storica ci riporta indietro di circa 30 anni, esattamente al 9 novembre del 1989, data che il politologo statunitense Francis Fukuyama definisce “la fine della storia”; un’espressione che ha origine dal crollo della Cortina di Ferro e dal conseguente smantellamento dell’Unione sovietica. Da lì in avanti il mondo sembrò senza confini, immediatamente e costantemente interconnesso da internet e dalla globalizzazione, portando all’apice gli scambi economici, comunicativi e sociali, ovviamente tutto sotto l’egemonia degli Stati Uniti.

Con lo studio condotto dalla prof.ssa Elisabeth Vallet, dell’Università di Montreal (“Borders, Fences and Walls: State of Insecurity?”), si evince che ad oggi esisterebbero oltre 40 mila km di muri e barriere nel mondo, letteralmente la circonferenza del globo terrestre. Come è evidente da questo studio, oltre ai muri anti migrazione, in alcune parti del mondo troviamo recinzioni interne alle città per separare le zone più ricche da quelle più povere.

Partiamo proprio da quest’ultimi. Ci troviamo esattamente a Lima, in Perù, dove un muro costruito nel 1985 da un collegio di gesuiti divide, per la bellezza di 10 km, la parte ricca della città dalla parte più povera, dove, per avere un’idea, non arriva neppure l’acqua corrente. Tornando al Vecchio Continente si deve dire che le contraddizioni sono tangibili: se da un lato c’è stato un processo di integrazione con la nascita di Schengen, dall’altro i muri dopo la fine del bipolarismo sono moltiplicati.

Il primo caso che tratteremo è quello della Grecia, particolarmente vulnerabile all’immigrazione a causa della sua posizione geopolitica.
Dopo la presa di Kabul da parte dei talebani, l’Europa ha nuovamente temuto un’invasione come nel 2015, quando più di un milione di persone ha tentato di attraversare le frontiere passando per le maggiori “rotte”, soprattutto dalla penisola ellenica.
Ad oggi in Grecia la situazione di Kabul preoccupa, infatti sono stati già schierati più di 400 agenti di Frontex (Agenzia europea di frontiera), provvisti di veicoli e attrezzature all’avanguardia per contrastare i possibili flussi. La Grecia è ancora una nostra protagonista, col muro che separa la parte greca da quella turca nell’isola di Cipro; Nicosia, la capitale cipriota, è tagliata in due da una barriera di sacchi di sabbia e filo spinato, per una lunghezza di circa 180 km. Altri esempi importanti sono da ricercarsi nel confine tra Bulgaria e Turchia, una rete di filo spinato di circa 200 km. Ancora, un paese che dà molta importanza ai muri come “protezione nazionale” è senza ombra di dubbio l’Ungheria di Viktor Orbàn che, oltre alla barriera con la Serbia, alta quasi 4 metri e lunga quasi 200, nel 2015 ha anche iniziato la costruzione di una barriera con Serbia e Croazia.

Il paradosso più sostanziale sta nel fatto che Viktor Orbàn pretende 400 milioni di fondi dell’UE in quanto queste barriere, a suo avviso, difenderebbero tutta l’Unione dalle ondate di migranti, per cui ritiene giusto che la comunità europea paghi la sua parte. Altri muri in Europa li troviamo a Calais, nel nord della Francia, per bloccare i migranti che tentano di raggiungere irregolarmente la Gran Bretagna; o, ancora, al confine tra Austria e Slovenia, tra Bulgaria e Serbia.
Insomma, abbiamo capito che certamente i muri in Europa (come nel resto del mondo) non mancano, ma l’esempio più controverso ed emblematico penso proprio risulti essere quello ungherese, dove un presidente (da molti definito dittatore, a causa delle sue politiche) tiene sotto scacco l’Unione Europea facendosi elargire milioni e continuando a portare avanti le sue politiche liberticide.

Un aspetto che molte volte viene sottovalutato, o addirittura non considerato, riguarda il costo umano di questi muri anti migrazione.
Come si evince da vari report, queste politiche anti migratorie, costituite da muri e barriere, non bloccano l’immigrazione, ma portano a ridefinire le varie rotte, ovviamente, costringendo a scegliere tra quelle più pericolose e più lunghe.

Al giorno d’oggi, ognuno di noi crede di essere un ‘portatore di sapere’, di avere le risposte per qualsiasi quesito, anche quelli che risultano di difficile comprensione, ma poniamoci qualche domanda, almeno di tanto in tanto, così da poter riflettere davvero con spirito critico.
La sensibilità, l’altruismo e l’amor per gli altri, che tanto ci vantiamo di avere, dove sono finiti? Dove sono quando dei nostri fratelli hanno davvero bisogno di noi?
Ed ancora, dov’è l’Unione Europea dalla quale siamo partiti, quella di cui parlava il Presidente Mattarella, quella dei valori, della morale. Dov’è finita oggi? Forse si sarà persa tra le scartoffie della burocrazia e la noncuranza della politica migratoria lasciata in mano, a suon di quattrini europei, a dittatori come Orbàn ed Erdogan.

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