Perché l’Italia non riesce ad essere un paese per giovani? Cosa è in fondo un paese per giovani? È un paese in cui le future generazioni sono al centro delle politiche di una nazione. È un paese in cui le future generazioni sono considerate il presente, e non il futuro. Per molto tempo si è sentito dire che “siamo il futuro”. E questa è una logica che ha messo la politica nelle condizioni di rimandare in continuazione il problema, senza doverlo affrontare nel presente. Parlo di problema, si. Parlo di problema perché i dati evidenziano che ci sono dei problemi sostanziali da dover affrontare al più presto, prima che sia troppo tardi.

L’Italia è penultima in Europa come paese per numero di laureati. Dopo di noi c’è solo la Romania. Il numero di giovani laureati all’interno del nostro paese, si legge in un comunicato stampa della Corte dei Conti, “aumenta costantemente durante l’ultimo decennio, ma resta comunque inferiore agli altri Paesi dell’OCSE”. In merito all’abbandono e al mancato accesso all’istruzione, il Referto sul sistema universitario 2021 della Corte dei Conti identifica diversi problemi, tra i quali: fenomeni di carattere sociale/culturale, tasse universitarie molto elevate rispetto al resto d’Europa, mancanza di aiuti economici per gli studenti o modalità di esonero dalle tasse. Se un paese ha la forte ambizione di garantire un futuro alle nuove generazioni, il primo passo è investire in maniera significativa nel sistema istruzione. Ma anche su questo punto siamo fortemente indietro. Il Rapporto della Commissione Europea intitolato “Education and training monitor” del 2020 (un monitoraggio dell’istruzione e della formazione svolto per ogni paese UE) evidenzia che “nonostante un leggero aumento nel 2018, la spesa per l’istruzione in Italia rimane tra le più basse nell’UE”
Risultato? Gli ultimi dati OCSE del 10 maggio 2021 danno l’Italia tra i paesi con il più elevato tasso di disoccupazione giovanile. In otto anni, dal 2013 ad oggi, abbiamo registrato un aumento della “fuga dei cervelli” di circa il 42%, parliamo di circa 250 mila giovani tra i 15 ed i 34 anni. Secondo il Rapporto annuale sull’economia dell’immigrazione della Fondazione Leone Moressa, la fuga dei cervelli in Italia ci costa 16 miliardi di euro.

Non si può pensare di risolvere questi problemi tramite semplici dichiarazioni. Non sono problemi che possono essere risolti “a parole”. Giornalmente la politica parla di giovani, considerati come la colonna portante di questo paese. Ma è la stessa politica che, girato l’angolo, attua misure lasciando sulle spalle dei giovani i debiti futuri.
In che direzione vuole andare la politica italiana?

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