Autore: Bruno Salerno

In queste settimane abbiamo assistito a diversi momenti in cui singoli personaggi del mondo dello spettacolo, anche se in modo diverso, hanno preso posizione su tematiche attuali. È accaduto con Checco Zalone, Pio e Amedeo (questi ultimi aspramente criticati dall’opinione pubblica). È successo anche con Damiano Er Faina, a proposito di catcalling. Ma sicuramente l’episodio che non è sfuggito all’attenzione di tutti noi è quello di Fedez al concerto del primo maggio.

Che ai Ferragnez piacesse la politica non è storia di questi giorni. La raccolta fondi per l’ospedale San Raffaele, la diretta IG di Fedez con il deputato Alessandro Zan (diretta che raggiunse 2 milioni di visualizzazioni), le polemiche della Ferragni contro la Regione Lombardia sulla gestione dei vaccini, ne sono la dimostrazione. Per non parlare della chiamata che l’ex premier Conte fece alla coppia per sensibilizzare all’uso della mascherina.
Ma c’è qualcosa che tutti questi episodi hanno in comune. C’è un fenomeno dietro a queste uscite.
È quello che Lorenzo Pregliasco chiama “Politica Netflix”. Il co-fondatore di YouTrend e Quorum, in effetti, fa un accostamento puntuale tra due comportamenti: quello dei “consumatori” di serie tv e quello degli influencer. Gli influencer, sempre di più, intervengono politicamente. Il loro intervento però è singolare, argomento per argomento. Non si espongono tramite un “impianto ideologico” alla base. E lo fanno nello stesso modo con cui i consumatori scelgono un singolo episodio di una serie tv.
Quello che questi episodi stanno dimostrando è che gli influencer sono in grado di determinare l’opinione pubblica, e sono capaci di portare dentro ad essa un target di followers che, senza l’influencer stesso, ne sarebbe completamente fuori. Ma stanno dimostrando anche, e soprattutto, di essere migliori di alcuni partiti nel mobilitare le persone. A tal proposito, in questi giorni si è vociferato di un “partito Fedez”. In particolare, SWG ha pubblicato ieri un sondaggio in cui si chiedeva agli intervistati un giudizio su un possibile ingresso in politica del noto influencer:

Solamente il 17% ritiene che sarebbe una scelta positiva. Favorevoli ad una sua ipotetica discesa in campo sono i più giovani: il 24% dei Millennial e il 27% della Generazione Z. Più aumenta l’età, invece, più la percentuale si abbassa.

Un fenomeno, quello descritto sopra, che si fa sempre più interessante e che potrebbe rappresentare la “politica del futuro”. La sensazione infatti è che l’elettore sarà sempre più portato a schierarsi su singole tematiche, e non su una tradizionale scala “destra-sinistra”.
E i partiti, si sono accorti di tutto ciò?

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