Deontologia e consequenzialismo sono due dottrine filosofiche nel campo dell’etica. Secondo la prima, ogni essere umano ha dei diritti inalienabili e inviolabili da rispettare e per tale ragione ogni vita deve essere preservata. La seconda pone invece l’accento sul benessere generale postulando come le azioni dei diversi attori della società debbano mirare a massimizzare il beneficio collettivo. Questa dottrina ha una forte implicazione: alcune azioni possono ledere la vita di alcuni ma se nel complesso esse generano un beneficio positivo per la collettività, allora esse sono auspicabili e ammissibili.
Perché parlo di questo? Perchè sintetizza esattamente la questione relativa a Giulio Regeni, il ricercatore italiano scomparso e barbaramente ucciso in Egitto. In termini deontologici, l’Italia dovrebbe chiudere tutti i rapporti con il governo egiziano essendosi macchiato dell’omicidio di un loro cittadino. In termini consequenzialisti, l’Italia è chiamata ciononostante a continuare ad intrattenere un rapporto di amicizia con il governo egiziano in quanto l’Egitto è uno dei maggiori partner commerciali del nostro Paese e il conseguente indotto genera lavoro, ricchezza e benessere per migliaia di cittadini e imprese italiane migliorando quindi il benessere netto della nostra comunità.
Seppur mi sento di condannare con forza l’atteggiamento debole dell’Italia nei confronti dell’Egitto, d’altra parte comprendo che la politica è un qualcosa di più complesso di singoli individui e purtroppo sarà sempre pronta a sacrificare ingiustamente la vita di uno o alcuni dei suoi compatrioti per preservare un bene più grande e che possa spesso apparire di difficile comprensione.
Carlo Giannone