Amo la politica e la geopolitica e un giorno le vorrei rendere parte integrante del mio lavoro. L’interesse per queste materie è nato con forza quando Renzi iniziò a calcare le scene politiche. Il 40% che Renzi guadagnò alle Europee era il frutto di un animo innovatore, riformatore, ambizioso e speranzoso.

Renzi è stato l’unico politico che dopo Berlusconi è riuscito a convogliare in sé un odio senza pari. Questo atteggiamento, credo di aver imparato, è tipico nei confronti di coloro che, in modo giusto o sbagliato, provano a cambiare le cose in Italia stravolgendo strati e strati di vetustà delle istituzioni.

Ero uno dei più convinti sostenitori del referendum costituzionale di Renzi e con forza l’ho promosso tra amici, parenti e conoscenti. Obiettivo a posteriori stupido in quanto i referendum non sono adatti a paesi frammentati dove le opposizioni rappresentano sempre più del 50% dell’elettorato.

Il primo Renzi credeva veramente nel riformare l’Italia. Presuntuoso spesso e troppo vicino a quei poteri che determinano tuttora la rovina del nostro Paese, ma maledettamente ambizioso e speranzoso di trasformare l’Italia in una Francia o Germania.

Cosa è successo dopo? Io credo che quando Renzi abbia capito che era impossibile fare delle riforme in questo Paese, egli abbia compreso la teoria del realismo delle relazioni internazionali: la politica è individualista e mai benefattrice come alcuni narrano per giustificare l’impegno politico. Renzi da quel momento ha fatto tutto ciò che si potesse per consolidare la propria posizione cadendo in un vortice di controsensi e trasformandosi in ciò che aveva sempre combattuto.

La colpa di questa crisi è di Renzi? Non credo. Non condivido i tempi e i modi ma nessuno di quelli che stanno decidendo sul Recovery Fund ha pensato alla mia generazione ed era giusto farlo notare con azioni eclatanti.

Questo mio pensiero però non nasce per giudicare la crisi di governo ma per esprimere un’idea che ormai nutro con forza purtroppo: in Italia puoi crescere ambizioso e con la voglia di riformare e trasformare questo Paese ma quando arrivi al vertice, capisci che non conti niente. Che non sconfiggerai mai quelle famiglie che dominano veramente la vita economica e sociale dell’Italia né quei fenomeni come statalismo, corruzione e nepotismo che sono stratificati da generazioni da Nord a Sud. E allora alla fine diventi come Matteo Renzi. Pensi a te stesso e ti fai assorbire dal sistema diventandone l’ennesima pedina. Più facile, più redditizio, più italiano.

Carlo Giannone

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