Se dovessi dire quali sono le grandi superpotenze mondiali attualmente, penserei immediatamente agli Stati Uniti, alla Cina e seppur in posizione defilata alla Russia.

Desiderose di avere la leadership globale, questi tre Paesi gareggiano sul piano politico, militare, economico e sociale in molteplici aree del pianeta come il Sud-Est Asiatico, l’America Latina, l’Africa e il Medio-Oriente.

L’esito delle elezioni americane avrà grande importanza nel plasmare la strategia statunitense in queste aree contese. Per tale ragione, complice anche un interessante corso dell’ISPI che ho seguito da poco, oggi ho deciso di parlarvi brevemente dell’impatto che la rielezione di Trump o l’ascesa di Biden potrebbero avere sulla grande e perennemente turbolenta regione del Medio-Oriente.

In questa area, abbiamo tre grandi superpotenze regionali: l’Arabia Saudita, l’Iran e Israele. Arabia Saudita e Iran in particolare sono le due principali antagoniste sul piano militare ed economico. Israele diversamente accomuna tutte le nazioni dell’area nell’odio provato nei suoi confronti.

Durante il suo incarico, Trump ha lavorato per creare e consolidare una grande alleanza regionale tra Israele, Egitto e Arabia Saudita con il comune intento di frenare l’avanzata territoriale dell’Iran ed evitare un rafforzamento militare e nucleare della nazione. Il “Trump Peace Plan” sulla disputa israele-palestinese e l’Abraham Accord” per normalizzare le relazioni di Israele con gli Emirati Arabi Uniti e il Bahrain ne sono due esempi.

Un secondo mandato Trump implicherebbe probabilmente un rafforzamento di questa politica e un ritiro graduale delle truppe americane sul suolo medio-orientale. Quest’ultimo punto rientra nel modello di politica estera di Trump, fondato sull’imprevedibilità e sul fornire sostegno militare solo se equamente remunerato dagli Stati. Similmente ai ricatti sulla NATO per intenderci.

E Biden? Probabilmente riprenderebbe il dialogo sull’accordo sul nucleare con l’Iran e attuerebbe un ricalibro dei rapporti con Arabia Saudita ed Egitto considerati come regimi eccessivamente autoritari e non rispettosi dei diritti umani. Seppur i rapporti tra il Partito Democratico e il presidente israeliano Netanyahu non siano floridi, appare difficile che Biden possa riportare l’ambasciata USA a Israele a Tel Aviv, ribaltando formalmente le decisioni di Trump.

L’approccio di Trump potrebbe avvicinare sempre più l’Iran alla Cina. Al contrario, l’approccio morbido di Biden potrebbe causare un’assenza di controllo sulla minaccia geopolitica iraniana nella regione.

Mentre entrambi i Presidenti attuerebbero un approccio anacronistico nei confronti della questione medio-orientale, la Cina, silenziosamente e dotandosi di strumenti economici anziché militari, allarga intanto la sua influenza nell’area.

Son tutti ciechi all’estero oppure Xi Jinping è un genio della strategia geopolitica moderna?

Carlo Giannone

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