Tra pochi mesi andrà in onda un’elezione di vitale importanza per tutti gli abitanti di questo pianeta: le elezioni statunitensi. Trump vs Biden. Partito Repubblicano vs Partito Democratico.

L’evento in sé non è rilevante per la sola politica interna ma anche e soprattutto per il futuro geopolitico. Un’elezione di Biden significherebbe una probabile interruzione della guerra commerciale tra USA e Cina e un inasprimento dei rapporti con la Russia di Putin. Contrariamente, la rielezione di Trump implicherebbe un’escalation dello scontro con il gigante asiatico e un ulteriore colpo al processo di globalizzazione odierna e all’ondata di accordi multilaterali e organizzazioni di cooperazione mondiale che hanno segnato gli ultimi 50 anni di storia.

Nel raccontare la politica americana e le ingerenze dei Paesi esteri, i media italiani tendono generalmente a soffermarsi sugli scandali che hanno riguardato Trump e Putin, accusato di finanziare e aiutare illecitamente il Presidente americano nell’elezione del 2016 ai danni di Hillary Clinton. Realisticamente parlando, appare chiaro come Putin sia favorevole a una rielezione di Trump per due ragioni: 1) la politica ostile di Trump nei confronti della Cina sembra ormai essere l’unica ancora di salvezza per la Russia. Il Paese, considerato in passato un esempio da seguire per i dirigenti cinesi, si è ormai ridotto ad una potenza “vuota”, considerata dal presidente cinese Xi Jinping più come una spina nel fianco nel perseguire i suoi progetti di espansione economica e geopolitica. 2) Trump si è piu volte dimostrato favorevole ed accondiscendente alle decisioni russe in politica interna ed estera. Diversamente, il Partito Democratico statunitense ha condannato duramente le ingerenze di Putin in Bielorussia e in Ucraina, attribuendo alla Russia e non alla Cina, il ruolo di potenza ostile agli interessi statunitensi.

E la Cina invece? Per chi, tra Biden e Trump, Xi Jinping voterebbe nel 2020? Contrariamente a Putin, la risposta sembra essere Biden. Xi Jinping sta portando avanti da numerosi anni progetti di consolidamento e espansione estera (vedasi la One Belt Road Initiative, gli investimenti in Africa, la creazione dell’Asian Infrastructure Investment Bank) la cui finalità è rendere la Cina la prima superpotenza mondiale scalzando il dominio secolare degli USA. Il Presidente cinese sa che una rielezione di Trump implicherebbe un inasprimento dei dazi commerciali ponendo un freno al suo progetto di dominio geopolitico. Diversamente, Biden probabilmente sarebbe più ostile a Putin e meno a Xi Jinping, permettendo alla Cina di rinforzare il suo ruolo di leader mondiale e completare la sua conquista silenziosa del mondo portata avanti senza l’utilizzo di alcun proiettile o fucile.

Da cosa lo deduciamo? Federico Rampini, giornalista di Repubblica, ci racconta nel suo libro “ La seconda guerra fredda”, la strategia di Xi Jinping per minare la rielezione di Trump. Essa consiste nell’imporre dazi su specifiche merci americane quali carne di maiale, vino e frutta. Perché proprio questi prodotti? La ragione secondo Rampini sta nel fatto che queste merci sono perlopiù prodotte nel Midwest americano (Ohio, Iowa, Illinois, Michigan e tanti altri). Perché colpire il Midwest? In quanto esso rappresenta la roccaforte del Partito Repubblicano. Se il rapporto fiduciario tra Trump e il Midwest si rivelerà irreparabilmente danneggiato, la vittoria di Biden sarà più vicina e finalmente Xi Jinping potrà continuare il suo piano egemonico senza ostacoli.

Carlo Giannone

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